i-want-you

 

E’ da un po’ di giorni che ho questo pensiero in testa‎. Mi sta assilando continuamente e quindi ho pensato di metterlo qui per iscritto (in questo mio blog semi-abbandonato) in modo da poter ricevere tanti più commenti possibili per capire quanto il mio delirio è utopico o reale, quanto c’è di realizzabile e quanto di impossibile.

Il tutto è iniziato dopo un colloquio con un politico il quale senza troppo imbarazzo non nascondeva una completa ignoranza sul mondo delle nuove tecnologie, di internet, della banda larga e delle libertà digitali. Nonostante la sua apertura alla conoscenza dell’argomento sono rimasto molto demoralizzato dall’idea che queste persone sono quelle che continuano a legiferare sul nostro mondo. E siamo solo noi a pagarne le spese, giorno dopo giorno. Legge dopo legge. Dal decreto Pisanu che ha ingabbiato la diffusione del wi-fi in Italia per anni fino ad arrivare all’ultima norma contro le società di comodo , che nasce per combattere l’evasione, ma de facto è una legge che ammazza il mondo startupparo italiano.
Non possiamo permettere che vengano fuori settimanalmente norme o tasse anacronistiche come quelle sulla musica dei trailer sul web. E’ ora di dire basta. E credo che questo sia il momento giusto per fare qualcosa.

Per cambiare le cose è indubbio che si debba partire dal basso, e per farlo ci sono due modi secondo me.
Il primo è quello di perseguire una “graduale armonica integrazione fra i temi di politica delle reti e quelli della gestione politica del Paese che coinvolga il maggior numero di soggetti possibili” come suggerisce Mantellini nel suo articolo. In un mondo ideale sarebbe la soluzione ottima. Ma noi siamo in Italia, sull’orlo del default abbiamo bisogno di qualcosa di più forte e più rapido. Dobbiamo andare direttamente dove le leggi vengono fatte, dobbiamo cambiare il sistema da dentro. Ma non tutto il sistema, restiamo realisti. Solo quella parte di sistema che è il nostro habitat quotidiano da anni.
Il secondo, quello che mi sento di supportare, e la creazione di un “Partito/movimento di Internet”, con obiettivi molto ben circoscritti, un programma di pochi punti che vertano sul mondo di internet e dell’innovazione in generale, sui nuovi mezzi di comunicazione e sul lavoro ad essi collegati.

Ho provato in anteprima a testare l’idea in una discussione del gruppo Indigeni Digitali, ottimo gruppo che consiglio a tutti sempre pieno di spunti e di gente competente, senza successo.
La sola critica all’idea è stata che ci vuole qualcosa che parta dal basso e che non serve un altro partito, visto che ne abbiamo di centinaia attualmente. Loro hanno preferito la forma di associazione no profit per perseguire un obiettivo simile, al che la mia obiezione è stata la seguente:

“parto dal presupposto che anche il partito nasce dal basso, dalla gente e per la gente. Cmq capisco il tuo approccio e lo condivido ma secondo me richiede tempi maggiori e mezzi che ora non si hanno. Ora le leggi non ci aiutano a cambiare le cose, e chi legifera su internet non ha una conoscenza della materia, è palese.
Le menti le possiamo trovare, belle, incazzate preparate e pronte a tutto…i mezzi mancano. Quando parlo di mezzi intendo un sistema burocratico e legislativo che sia dalla nostra parte, dalla parte di internet

[...]

Secondo me noi abbiamo un’idea spesso sbagliata della politica e dei partiti in generale. Tu dici “un altro partito”..si proprio un altro, ma ben differente dagli altri. Un partito a termine…fatto di persone che non vogliono far politica, vogliono solo ridare il giusto valore alle cose che li circondano eliminando tutti quei muri contro cui si trovano quotidianamente a sbattere il muso.
Un partito con 5-10 punti in programma e una manciata di leggi da fare. Quelle leggi che verrebbe naturale pensare di avere in un stato che deve fare dell’innovazione l’unica arma con la quale risorgere dalle ceneri di questo fallimento.
Fatte le leggi, liberalizzata la rete per quel che mi riguarda il partito potrebbe sciogliersi o diventare una consulta per il monitoraggio. Lo scopo non è quello di farlo diventare come uno dei partiti magnasoldi che ci sono ora in parlamento. Lo scopo è di realizzare i punti del programma senza avere padroni a cui fare favori, senza compromessi e rendendo conto solo agli elettori. Veramente. Perchè ovviamente tutta la campagna elettorale sarebbe svolta su internet, il nostro ecosistema naturale del resto!

[...]

Io credo che possiamo creare tutte le associazioni (e.c.) che vogliamo ma se non si tutela la LIBERTA’ DELLA RETE, se non si definisce il diritto ad internet come diritto costituzionale, se non si investe nella banda larga…se non si fanno leggi pro internet saranno sempre discorsi che nasceranno qui e magari si diffonderanno nella rete, finchè il politico di turno non decida di oscurare anche questo sito…e l’agicom lo potrebbe permettere, in nome di una stramba legge.”

Mi piace quest’idea del partito a termine. Ci hanno educato alla mentalità del “temporaneo”, del “a progetto”, che non esiste il posto fisso a vita. Se non esiste nel mondo del lavoro perchè dovrebbe esistere nel mondo della politica. Io credo che la fiducia nel mondo politico manchi soprattutto perchè non c’è più coerenza nelle persone che la rappresentano. C’è chi dice che dopo il mandato da sindaco lascia la politica ma poi si ricandida come premier, c’è chi prima disprezza e poi compra. Questo partito potrebbe essere il primo a tempo determinato della storia, una volta raggiunti tutti i punti del programma, coerentemente, sciogliersi o modificare lo status da partito ad organizzazione garante del sistema creato.

Tengo a sottolineare che questo partito non dovrà avere una soluzione per tutti i problemi dell’italia, ma idee concrete, serie e di rapida attuazione per quel che riguardo il dominio sopra specificato.

Ovviamente questo partito si rivolgerebbe a quella fascia di elettori che sono stati i meno presenti alle urne negli ultimi anni, diciamo dai 18 ai 35 anni. Che usano quotidianamente internet e che hanno perso fiducia nella politica perchè spesso parla con linguaggi obsoleti e tratta di problemi che non li toccano da vicino.

Ora mi piacerebbe sentire i vostri pareri e commenti su questa mia pazza idea.

Sto raccogliendo in maniera abbastanza libera dei possibili interventi su questo doc. Sentitevi liberi di commentare o aggiungere concetti, citando ove possibile la fonte.

“Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori”  Platone

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